Proteste contro la brutalità della polizia in Colombia sono scoppiate a Bogotà la settimana scorsa in seguito alla morte di Javier Ordóñez, un avvocato e tassista di 45 anni che è stato arrestato e ucciso dalle forze dell’ordine martedì scorso, presumibilmente per aver violato la quarantena imposta dal governo. In un video che è circolato sui social network si vedono due agenti che lo immobilizzano usando più volte il taser, mentre lo si sente implorare “vi prego, basta”. L’uomo è morto in una clinica della capitale poche ore dopo. Sui due agenti coinvolti nella morte di Ordóñez è stata aperta un’indagine interna, ha fatto sapere il governo.

In molti hanno fatto dei paragoni con l’uccisione di George Floyd negli Stati Uniti, ma come precisa Alejandro Lanz, avvocato colombiano specializzato in abusi della polizia, intervistato da BBC Mundo, in questo caso il movente non è il razzismo ma “un sistema corrotto e una cultura della polizia che premia gli atti di abuso delle autorità”.

Da quando sono iniziate le proteste per la morte di Ordóñez, almeno 14 cittadini sono stati uccisi (dato di BBC Mundo) e ci sarebbero più di 400 feriti, tra cui 194 agenti di polizia, secondo quanto riferito venerdì dal ministro della Difesa Carlos Holmes Trujillo. Nella maggior parte dei casi, i morti sono manifestanti uccisi da colpi di arma da fuoco nelle prime due notti di scontri con la polizia. Molti cittadini denunciano sui social network che le forze dell’ordine hanno sparato ai manifestanti durante le proteste. I video pubblicati online negli ultimi giorni mostrano apparenti colpi di arma da fuoco e le persone uccise sono studenti e giovani lavoratori in nero, secondo quanto riportato dal corrispondente colombiano di BBC Mundo.

Il governo ha riferito che durante le proteste iniziate mercoledì scorso, 60 edifici della polizia sono stati presi d’attacco, 91 veicoli sono stati danneggiati, tra cui 77 autobus pubblici, cinque banche e tre esercizi commerciali. Sono state arrestate in tutto 90 persone per danni alla proprietà pubblica e violenza contro i servizi pubblici, 11 di loro sono minorenni. Le proteste e gli atti vandalici si sono estesi anche a città come Cali, Medellín, Cúcuta e Ibagué.

Dietro agli scontri c’è un grande malcontento diffuso per l’impunità di cui godono le forze dell’ordine, colpevoli agli occhi dell’opinione pubblica di aver represso con la violenza le proteste del 2019 contro il governo, il cosiddetto Paro nacional, e più volte accusate di abusi di potere, corruzione, stupri e omicidi.

Anche il sindaco di Bogotà, Claudia López, ha denunciato l’uso indiscriminato delle armi da fuoco da parte della polizia. “Nessuno ha dato l’ordine di usare armi da fuoco, tanto meno in modo indiscriminato. Ma abbiamo prove da diversi luoghi in cui ciò è accaduto”, ha scritto López sul suo account Twitter, dove ha chiesto una riforma “urgente” della polizia. López ha anche offerto le sue scuse ai familiari delle vittime in un atto ufficiale e ha assicurato che farà il possibile per porre fine all’impunità delle forze dell’ordine.

Tuttavia, come risposta alle proteste e alle morti dovute alla repressione della polizia, il ministro della Difesa ha annunciato il dispiegamento massiccio di agenti di polizia e la militarizzazione della capitale. “Le forze di polizia a Bogotà saranno rinforzate con 750 soldati, più altri 850 in arrivo da altre regioni”, ha informato il ministro Holmes Trujillo. “Facciamo un appello a smetterla di stigmatizzare il corpo di polizia, amatissimo dai colombiani”, ha dichiarato.

Il ministro della Difesa ha offerto una ricompensa di circa 13 mila dollari per qualsiasi informazione che porti alla cattura degli autori degli omicidi durante le proteste. A questa offerta, pubblicata su Twitter, molti utenti hanno risposto pubblicando fotografie e video che testimonierebbero l’uso indiscriminato delle armi da parte della polizia.

Gli abusi perpetrati dalla polizia in Colombia non sono una novità. In relazione al caso Ordoñez, il sindaco di Bogotà ha riferito che solo quest’anno ha ricevuto 137 denunce di abusi di potere da parte delle forze dell’ordine. E ha dichiarato che nella maggior parte dei casi non viene aperta neanche un’indagine interna. La polizia in Colombia opera secondo una logica militare ed è sottoposta al Ministero della Difesa, non a quello dell’Interno. È un’eredità del conflitto armato colombiano. E questo è uno dei motivi per cui in molti sostengono l’urgenza di una riforma.

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Author: Marco Nurra