Domenica, nel quindicesimo giorno di proteste in Bielorussia, una folla di circa 200 mila persone è scesa in piazza nella capitale Minsk per manifestare contro il presidente Alexander Lukashenko, al potere nel paeseda 26 anni. La protesta non è stata scoraggiata dagli avvertimenti diffusi dal governo dagli altoparlanti, che ammonivano le persone presenti che la manifestazione era “illegale”. L’esercito è stato schierato “a difesa dei monumenti nazionali”.

Lukashenko non si è fatto vedere per tutta la giornata, salvo poi comparire in un video diffuso dall’agenzia di Stato Belta: nelle immagini, il presidente scende da un elicottero indossando un giubbotto antiproiettile e tenendo in mano quello che sembra essere un Kalashnikov. Nell’arma non era visibile nessun caricatore di munizioni, e per questo molti commentatori ritengono che quello diffuso dal presidente sia un video “di sfida” nei confronti dei manifestanti.

Le proteste e gli scioperi vanno avanti da quando, lo scorso 9 agosto, i risultati ufficiali delle elezioni presidenziali hanno affidato un nuovo mandato a Lukashenko, dichiarandolo vincitore con l’80% dei voti. I manifestanti sono scesi in piazza contro elezioni ritenute truccate. La polizia ha risposto con migliaia di arresti, abusi e violenze.

Le immagini di questa repressione violenta sono state diffuse e rese note su canali Telegram utilizzati per coordinare le proteste e condividere notizie altrimenti inaccessibili ai bielorussi. Tra l’altro, grazie a uno strumento anti-censura sviluppato dal suo fondatore, Telegram ha continuato a funzionare – seppur rallentato – anche durante i tre giorni di blocco di Internet a cavallo delle elezioni. “Le persone erano impossibilitate a mettersi in contatto tra loro, e così le proteste si sono basate in gran parte su popolari canali Telegram, alcuni dei quali anonimi o con sede fuori dal paese, che suggerivano punti d’incontro per le manifestazioni e condividevano video di proteste e notizie d’ultim’ora, talvolta non verificate, che riuscivano a filtrare il blocco”, scriveva l’11 agosto il Guardian.

Anche la grossa manifestazione di domenica scorsa è stata coordinata attraverso canali Telegram.

Alcuni dei canali più seguiti sono partiti con pochi follower, per poi raggiungere circa 2,2 milioni di utenti. È il caso, ad esempio, di NEXTA (che si pronuncia NEKH-ta) il canale più letto del paese, la cui audience si è più che quadruplicata dal giorno delle elezioni – e in particolare durante il blackout di Internet.

NEXTA è stato fondato nel 2015 dal blogger bielorusso 22enne Stepan Putilo (che adesso vive in Polonia) come canale Youtube, ed è stato trasformato in un canale Telegram nel 2018, con un focus sulla politica bielorussa, critico nei confronti del governo. Adesso i canali sono più di uno, a seconda del tipo di notizie diffuse. Da quando sono iniziate le proteste, il team che li gestisce riceve centinaia di migliaia di messaggi da utenti che inviano foto, video e notizie.

Un post contenente il programma e la mappa per la grande marcia del 16 agosto è stato visto da 1,4 milioni di persone. Proprio quel corteo, secondo un articolo pubblicato su Wired, è stato significativo, e non solo perché, dopo una settimana di violenze e repressioni è riuscito a raccogliere in piazza oltre 100 mila persone – una delle più grandi manifestazioni nella storia della Bielorussia indipendente: “I leader dell’opposizione erano in carcere, o in esilio. Nessuno guidava la folla per le larghe strade di Minsk – o perlomeno, nessuno in persona”. Tutta la manifestazione è stata organizzata e orchestrata da cittadini e attivisti attraverso i gruppi su Telegram.

Leggi anche >> Bielorussia, continuano le proteste contro i brogli elettorali tra arresti e violenze della polizia. La leader dell’opposizione fugge in Lituania

Dai canali vengono diffuse notizie politiche, aggiornamenti, immagini dalla proteste, ma anche suggerimenti su luoghi dove c’è una forte presenza delle polizia, vengono condivisi contatti di attivisti per i diritti umani e appelli per nuove manifestazioni. Secondo Franak Viacorka, analista bielorusso e fellow all’Atlantic Council, in pochi giorni questi canali sono diventati il principale metodo per facilitare le proteste: «Il destino di un paese non è mai dipeso così tanto dalla tecnologia».

Domenica 16 agosto, ricostruisce The Atlantic, il canale NEXTA ha postato un invito a marciare pacificamente verso il centro di Minsk per protestare contro il governo. Il messaggio conteneva anche una serie di richieste: il rilascio immediato dei prigionieri politici, le dimissioni di Lukashenko e l’incriminazione dei responsabili di una serie di omicidi politici.

Le persone sono andate alla marcia di Minks, e a decine di altre più piccole per il paese perché hanno visto il messaggio. Nei giorni seguenti, molti hanno scioperato perché hanno visto un altro messaggio su quel canale e in altri come quello”, si legge nell’articolo.

«NEXTA significa “qualcuno” in bielorusso. Questa è la nostra caratteristica. Telegram è una piattaforma anonima, trasferiamo qui le informazioni in maniera sicura», ha spiegato a Euronews Roman Protasevich, giornalista che coordina il team, anche lui in Polonia. «Ci sono migliaia di bielorussi che vi condividono segnalazioni o ce le inviano, quindi in NEXTA viene raccontato tutto il paese. Storie che devono essere ascoltate, che non saranno mai trasmesse dalla televisione bielorussa o dai media bielorussi ufficiali». Reporter, operatori e altri dipendenti della TV di Stato si sono uniti allo sciopero nazionale contro Lukashenko, chiedendo una copertura imparziale delle proteste in corso e protestando contro la censura dei media governativi. Venerdì scorso l’analista Viačorka ha denunciato come oltre 50 siti web di informazione siano stati bloccati dal Ministero dell’Informazione bielorusso. L‘Associazione bielorussa dei giornalisti – il cui sito è stato bloccato a livello nazionale dal 9 agosto – collega il blackout di massa con quelli che ha definito “tentativi del governo di bloccare le informazioni sulle proteste post-elezioni nel paese e sulle gravi violenze contro i loro partecipanti”.

Dietro NEVXTA e altre decine di canali Telegram simili, riporta Coda Story, ci sono piccoli gruppi di amministratori “che dedicano il loro tempo a selezionare i video e i suggerimenti inviati dagli iscritti e poi a postarli ai loro utenti”. «È molto stressante, perché ogni decisione che prendi, ogni post che fai, può avere effetti sulle vite di milioni di persone», ha raccontato uno di loro – che ha chiesto di rimanere anonimo per ragioni di sicurezza – aggiungendo di essere a conoscenza del rischio della diffusione di disinformazione di uno strumento del genere. «Può essere usato sia per fare del bene, che per fare del male. Dipende da chi gestisce cosa».

La scorsa settimana, le autorità bielorusse hanno aperto un’indagine su NEXTA e sul suo fondatore, con l’accusa di fomentare rivolte di massa – un reato punibile fino a 15 anni di carcere. «Siamo davvero diventati il megafono di ciò che sta succedendo in Bielorussia in questo momento. Siamo diventati la voce di questa rivoluzione, ma non per nostra volontà. È semplicemente successo», ha detto in una recente intervista Putilo.

Un altro blogger, che ha fondato un altro dei canali più letti, è stato arrestato prima delle elezioni. E così oltre dodici amministratori. Nonostante questi sforzi da parte del governo per neutralizzarli, i canali continuano a funzionare grazie ad altri membri del team che riescono a rimanere anonimi e non identificabili.

Sull’app praticamente non esistono canali pro-governo con grande seguito. “La piattaforma appartiene in gran parte alla crescente opposizione della Bielorussia”, si legge su Coda Story.

Secondo Barys Haretski, vice capo dell’Associazione di giornalisti bielorussi, per molto tempo le autorità hanno inseguito i giornali cartacei, «mentre la gente, in massa, si è spostata su Internet». Anche i gruppi di cittadini e attivisti online sono stati sottovalutati. Un ex funzionario dei servizi di sicurezza bielorussi ha rivelato anonimamente a Coda Story che nonostante i servizi segreti monitorassero i gruppi online in vista delle elezioni, le forze dell’ordine venivano preparate per reprimere proteste di 7 mila persone al massimo, non centinaia di migliaia.

Durante le proteste, in molti sono scesi in piazza mostrando fotografie di persone arrestate e picchiate dalla polizia. Le foto sono state fatte alla liberazione dei detenuti, molti dei quali erano senza vestiti, con i corpi pieni di lividi. A documentare i rilasci sono stati piccoli gruppi di volontari, coordinatisi tramite Telegram e poi radunati fuori dai centri di detenzione per fornire aiuto e supporto a coloro che ne avevano bisogno.

Secondo Kaciaryna Šmacina, ricercatrice all’Istituto bielorusso per gli studi strategici, NEXTA e altri canali simili che si basano su fonti anonime sono arrivati nel momento giusto. «Ora come ora la protesta bielorussa è senza leader, e probabilmente per il momento è un bene. Non abbiamo un leader in Bielorussia che potrebbe prendersi carico e incanalare gli stati d’animo della protesta e, se ci fosse, lui o lei sarebbe come minimo in esilio come Svetlana Tsikhanouskaya – leader dell’opposizione che aveva sfidato Lukashenko alle elezioni e costretta a rifugiarsi in Lituania –  o in prigione. E in un tale contesto repressivo, questi canali Telegram sono davvero qualcosa di nuovo, e consentono alle persone di coordinarsi e organizzare le proteste», ha detto a Global Voices. «Sono uno strumento importante e una fonte di informazioni, ma allo stesso modo credo sia legittimo chiedere dove si trovino i coordinatori di questi canali, specialmente se chiedono alla gente di opporre resistenza alla polizia».

Immagine anteprima via Franak Viačorka